Bilanci (provvisori)

Da qualche mese, fondamentalmente grazie all’introduzione di iCloud Drive, ho provato a migrare tutti i miei principali servizi web su iCloud: mail, rubrica, calendario, condivisione file, note, suite office, foto sharing, bookmarks, password: data la ovvia presenza invasiva di Google (dei cui servizi mi sono avvalso fin dall’istante zero) e la mia ferma convinzione (dopo aver provato di persona più o meno tutti i sistemi mobili moderni) che iOS resti inarrivabile, volevo verificare la fattibilità di azzerare lo sforzo di configurazione dei miei iPhone/iPad senza perdere in funzionalità, usando solo il mio AppleID.
Il mio parere è restato fondamentalmente (e piacevolmente) in bilico fino a quando ho sperimentato, dopo aver acquistato un (pessimo) portatile con Windows 8.1, la (ottima) nuova piattaforma Office 365 e la sua capacità di interagire ottimamente con Dropbox, su PC, OSX e perfino in mobilità.
In precedenza l’indisponibilità di Office su iOS annullava sia l’apprezzabile presenza di Microsoft Office per OSX che la deprecabile (anche se ovvia) assenza di iWork per Windows e la possibilità di condividere in mobilità il lavoro iniziato in ufficio o a casa, anche se vincolata al giardino d’orato di Apple di cui avevo e ho la fortuna di essere ospite, rendeva iWork la mia opzione preferita. L’arrivo di iCloud Drive inoltre doveva a mio avviso migliorare ulteriormente le cose. Ma non sempre è tutto oro quello che luccica e infatti ho iniziato a sperimentare problemi di vario genere proprio nel campo che mi aveva fatto preferire iWork e iCloud ai concorrenti: problemi di sincronizzazione, conflitti, impossibilità di recuperare copie di documenti cancellati per errore da iOS o dal Web (a meno di faticose esplorazioni nei backup locali per i casi in cui i documenti erano già stati syncati). 
Nel frattempo il mio nuovo idolo IT (Nadella, nuovo CEO di Microsoft) ha iniziato ad invertire la rotta a Redmond, rilasciando Office 365 gratuitamente per iOS svincolandolo dal (pessimo) OneDrive e aggiungendo la piena compatibilità con Dropbox. Quest’ultima mossa è stata la goccia finale: grazie a Dropbox ho migrato tutti i documenti da iCloud Drive, attivato una copia di Office 365 per OSX e installato la stessa suite su iPad (iWork, a parte i problemi legati alla sincronizzazione, è un’ottimo software, ma Office resta lo standard de facto per un uso professionale). 
E’ stata molto forte anche la tentazione di un drastico rollback su Google per mail, calendario e rubrica: l’interfaccia web dei servizi iCloud (per me indispensabile per esempio durante la gioranta lavorativa in cui devo poter fare tutto dal browser del PC su cui lavoro) è pessima e povera di funzionalità ed opzioni; l’unico vero pregio di iCloud è la facilità di condivisione di eventi o interi calendari con altri utenti, anche se il tutto risulta snello ed efficiente solo tra account AppleID (altrimenti si passa ad una logica di inviti via mail che non lo distinguono da altri servizi simili) e l’ottimo “Find my iPhone” accessibile anche via web. Per ora ho deciso di non vendere l’anima a Google in cambio dei suoi ottimi servizi, ma confido in qualche innovazione sull’interfaccia web di Apple, altrimenti non so quanto potrò resistere.
Concludendo: il tentativo di far convergere tutte le esigenze su un unico fornitore di servizi è nuovamente fallito: iCloud non è riuscito a darmi l’impressione di robustezza ed efficienza di cui ho bisogno, inoltre alla prova dei fatti non fa ancora altrettanto bene rispetto ai concorrenti nei rispettivi ambiti di competenza.
La soluzione sta paradossalmente proprio nel motto con cui Apple lanciava iTunes App Store agli albori: “That’s an app for that!”. Gli stessi “Evangelist” negli eventi ufficiali e nelle varie conferenze (ricordo il primo “iPhone Tech Talk Tour” a Roma) ribadivano di concentrarsi su app che facessero poche cose, ma le facessero bene, centrando l’obiettivo senza perdersi in inutili fronzoli, per garantire un risultato piacevole, sicuro e che risolva problemi.
Scalando un poco il concetto e dandogli una validità generale: è inefficiente scegliere una lavasciuga, meglio una buona lavatrice e una buona asciugatrice, se volete un bucato pulito, morbido e asciutto.
E quindi il 2014 finisce con la seguente configurazione vincente: Office come suite d’ufficio, Dropbox come servizio di sincronizzazione e condivisione, iCloud per mail, rubrica e calendario, con Google che torna a scalpitare in panchina per riguadagnarsi un posto in squadra.
Bilanci (provvisori)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *